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Tardia Lino

  "Spiaggia" olio su tela cm 50x70

Lino Tardia è nato a Trapani nel 1938. Dopo aver preso la maturità artistica a Palermo ed aver frequentato il Liceo artistico di Roma, ha studiato l'Arte e le sue espressioni seguendo la scuola di Renato Guttuso e di Saro Mirabella.
In seguito, maturata una personale autonomia di espressione, ha rotto ogni legame con il neo-realismo di Guttuso.

Ha cominciato ad esporre nel 1955 e fin dall'inizio ha ottenuto successo in Italia ed all'Estero; significativo quello a Londra, nella St. Martin Gallery nel 1965. Ha esposto anche in importanti collettive, insieme a Guttuso, Levi, De Chirico, Pirandello, Attardi, Annigoni, Bartolini, Sironi, Maccari, Cagli, Campigli, Omiccioli, Zancanaro, Treccani, Viviani,ecc.

Sue opere sono state esposte in personali nelle principali città italiane e in alcune estere, tra le quali figurano Londra, New York, Chicago, Parigi, Huston, Ottawa e Tripoli.
Si sono occupati di lui i critici più accreditati ed i maggiori quotidiani italiani ed esteri.

"Scogliera" olio su tela cm 50x70

Lino Tardia è riuscito ad invertire la direzione di marcia e a recuperare potenza di sensi umani, di immaginazione poetica, di consapevole costruzione di una pittura che procede non separata dalla verità dell'esistenza.

Le immagini sono assai limpide e costruite, strutturate su pensieri pittorici calmi e ben radicati secondo un tempo di immaginazione e di lavoro che non ha subito sollecitazioni o imposizioni. L'artista ha la piena coscienza umana e formale di quella tensione lineare e sa costruirci sia delle forme allarmanti, sia delle forme serene e positive.





SULLA SOGLIA DELL'OMBRA

Incontrare un pittore come LINO TARDIA che è riuscito a invertire la direzione di marcia e a recuperare potenza di sensi umani, di immaginazione poetica, di consapevole costruzione di una pittura che procede non separata dalla verità dell'esistenza. Nello studio di via Margutta c'è stata una lotta molto dura, crudele e che è durata a lungo. Davanti a me sono tre grandi dipinti e altri di più piccolo formato. La lotta non ha lasciato scorie nella pittura. Le immagini sono assai limpide e costruite, strutturate su pensieri pittorici calmi e ben radicati secondo un tempo di immaginazione e di lavoro che non ha subìto sollecitazioni o imposizioni. Il quadro grande di più vecchia data è di due anni fa. Tre titoli, plastici e non letterari o di suggestione, che corrispondo alle immagini: " Figura che entra nell'ombra " (è il primo dei tre quadri), " Come un'annunciazione " e " Come una maternità ". La figura grandeggiante nello spazio dell'immagine è una figura femminile, una misteriosa figura femminile che passa dalla concretezza della carne all'astrazione simbolica. Figura amata, inseguita, eppure sempre sfuggente e quasi inafferrabile: la si direbbe figura non di persona ma figura dei desiderio, della dolcissima tensione verso la donna quasi forma-ricettacolo delle energie umane, della pacificazione umana e dei sogni poetici. La figura è più grande del vero: quel tanto che ti fa sentire guardato e non riguardante (curiosamente come in tante antiche pale d'altare). In " Figura che entra nell'ombra " è fissata l'apparizione sparizione quotidiana: la figura femminile sta come sulla soglia tra luce e ombra; gli arti hanno una forte evidenza di carne e il rosso delle mani ha una sua qualità erotica; la testa, invece, è come cancellata da un violento sommovimento dei colore al vertice della statica della figura. L'ombra è costruita su due valori del nero, opaco e lucido, di diversa profondità. La potenza figurativa di tale ombra è grande. La figura si torce, quasi con una spasimo alla maniera di Francis Bacon, dolorosamente per restare nella luce (forse alla radice figurativa di questa tensione ci sono certe figure e certi gesti di Michelangelo e di Pontormo e che salgono fino a Moore).

La figura femminile ha una grazia e una dolcezza di apparizione sulla soglia tra luce e ombra che è come un richiamo ossessivo e allarmante di una situazione umana di grande verità. In " Come un'annunciazione " la figura femminile è un sol blocco di volumi, bianco più bianco, con una poltrona a guscio. Tutto il blocco è percorso da una vibrazione, da una tensione verso una strana forma meccanica di uccello che volteggia nello spazio descrivendo orbite. Lo spazio è di una chiarità di colore ocria mediterranea rafforzato nella parte bassa da una cupa terra. Nello spazio ocria corrono grandi tensioni e l'esistenza della figura femminile sembra ancor più precaria e minacciata anche se tutto avviene in una specie di chiarità costante e meridiana. In " Composizione come maternità " la figura femminile è portata a una monumentale astrazione. Tutti i ritmi delle linee, delle ellissi, delle parabole trovano un grande equilibrio, un'armonia. la pittura sembra il progetto di una grande scultura o comunque di una forma che aggetti nello spazio con una volumetria pietrosa o metallica. Le linee che strutturano la forma organica hanno anche un singolare potere evocativo: fanno pensare a quelle linee di struttura e di crescita di quegli antichi organismi che vediamo imprigionati nelle pietre fossili e dove stranamente la morte ha lasciato una fantastica architettura di quella che fu la vita. In questa forma astratta e simbolica di TARDIA è rintracciabile quel gesto primordiale che corre tra madre e bambino, ma è come un gesto di valore cosmico di una felicità piena e raggiunta.

La pienezza della forma bianca è come esaltata dai due valori dei rosso dello spazio. Questa immagine è stata dipinta con gioia, con serenità dalla stessa mano, dalla stessa mente che ha dipinto l'ombra minacciosa di " Figura che entra nell'ombra ". In due anni un procedere esatto e paziente all'interno della pittura, una ricerca della chiarezza e della calma coscienza visive che non sono pensabili senza una coerente conquista nell'esistenza di un metodo che porta alla chiarezza e alla coscienza. Ricordo dei bei disegni di tre anni fa: erano delle fantasie di linee che avviluppavano certe figure e certe teste in maniera enigmatica e vitalissima. Forse era un modo plastico di rendere il flusso della vita, dei sensi e dei pensieri oltre la forma chiusa tradizionale. Ora LINO TARDIA ha la piena coscienza umana e formale di quella tensione lineare e sa costruirci sia delle forme allarmanti sia delle forme serene e positive. Sempre sono delle forme modellate da un attrito tra un'enorme, tenerissima vitalità e una resistenza dura e spietata dell'ambiente; ma sono forme che sempre trovano nello spazio dell'immaginazione una collocazione energetica, architettonica, positiva in forza di uno sguardo di pittore assolutamente calmo e ragionante nel moto delle passioni più accese, dei dolori più atroci, delle inquietudini più ossessive. E lo stesso processo pittorico - il lavoro, la tecnica, il materiale - nell'ascesa verso l'immagine si pone come un potere umano chiarificatone, come un momento decisivo della coscienza moderna dei pittore coi suo lavoro specialissimo, poetico, nel più generale lavoro umano.

Dalla presentazione di Dario Micacchi al catalogo della personale alla galleria " BATEAU LAVOIR - 1978


 "Albero" olio su tela cm 50x70 "Paesaggio" olio su tela cm 50x70



TESTIMONIANZE GIOVANILI

" Lino, Lino ", ti si chiamava con voci squillanti, voci bianche di giovanetti non per scoprire il posto che ti eri prescelto giocando a "trentuno " o a " ti vitti e nescio " (innocenti giochi infantili!), quanto per segnalarti la fine dei gioco perché qualcun altro era stato " scoperto e bisognava ricominciare. " Lino, Lino ", ti si chiamava, ancora, per ricondurti alla realtà quando - con gli occhi smarriti nel vuoto - toccava il tuo turno al gioco dei " carrini " che si faceva nella piazzetta " du chiano " o sul sagrato della Chiesa Madre di San Pietro, nostro vero " covo " di fanciulli. E nel salone della biblioteca, sopra la sacrestia, sempre gremito, si giocava la partita di calcio coi bottoni di diverse dimensioni (quelli che si erano riusciti a trovare a casa) e con la pallina ottenuta avvoltolando la carta stagnola, esaltando ad ogni goal segnato e richiamando, con le nostre gioiose grida, l'ieratico decano Castiglione che, scendendo di volata dal piano di sopra dove abitava con le sorelle, ci apostrofava coi suo proverbiale " de babbis "!, nascondendo subito l'austero naso dentro " u muccaturi " rosso, largo quanto un lenzuolo, sempre a portata di ... tasca, nel quale dava - dopo operata una veloce presa di tabacco - una violenta soffiata, capace di imprimere a chiunque timore e rispetto. E la porta segreta della biblioteca dove ci si nascondeva per giocare e sfuggire - non di rado - alle rabbiose ire di Pac;re Arcabasso (il suo nome ancora " arribumma ") famoso per i suoi sonori ceffoni contestuali alle pesanti pedate che non disdegnava di lesinare. Il nostro mondo: le viuzze, i vicoletti, i " vaneddi ", " u canaieddu ", dei nostro Rione che conoscevamo a menadito, come i piccoli sentieri che avevamo formato sopra le macerie che solo noi conoscevamo per raggiungere d'un fiat, in altre strade, i pochi rivenditori dove si comprava l'indispensabile e le cui abitazioni erano rimaste illese dai tremendi bombardamenti dei 6 e 11 aprile dei '43. Giorni di fame nera e di crampi continui allo stomaco delle nostri giovani vite in fase di accrescimento che si abbuiavano di " pitruliati " che abbondavano all'uscita della scuola nella vecchia e diruta chiesa di San Michele, che avevano termine solo quando si veniva colpiti e si urlava a gran voce piangendo non per il poco sangue apparso sul viso emaciato, ma per il timore della " pista di lignati " che continuava a casa. Qualche annetto in più, le scuole superiori, tu al liceo artistico di Palermo e insieme il ricordo di lunghe passeggiate al Corso, con quell'andirivieni monotono arricchito dalle affascinanti discussioni su tante cose e, nel contempo, " ammulannu balati ". Poi le prime tue mostre. Cieli limpidi, mari puliti, Erice cupa quasi a soverchiare la città falcata: prime intuizioni aristiche. E i tonnaroti, le barche in secca, i pescatori, la gente comune pennellati con mano ferma e decisa, con contorni che solo la " conoscenza - di ciò che è rimasto dentro esprime e non può cancellare. La " fuga " dal nostro mondo provinciale, il fermo proposito di arricchirti di maggiori e migliori esperienze. Ho visto i tuoi recenti quadri, ho letto quanto hanno scritto e scrivono di Te i più affermati critici d'arte contemporanei. Ne sono fortemente lusingato, come trapanese! Tu hai saputo esportare una gran parte di " cultura " di questo estremo lembo d'Italia, con tutta la forza che il tuo carattere ha saputo imprimere. Le gioie dei facili giochi ben presto terminati, le privazioni ed i sacrifici che hai continuato ad assaporare, di cui questa mia testimonianza, Ti hanno forgiato ed ora, nella evanescenza delle immagini che tu componi, nella fantasmagoria dei colori che stilisticamente riesci ad accoppiare, riverberi sogni mai sopiti, miraboliche visioni di cieli aperti, come i tetti delle vecchie case dei nostro rione di San Pietro, costruite a " pignata cuscusu ", dalle scale di " badate " sbrecciate o di legno muffito. Continui a portare con Te questo sapore di vero, di genuino che, ne sono convinto, non hai e non saprai mai estirpare dal profondo dei tuo cuore.

Saverio Catania

Un profilo critico

Gli spazi figurativi di Lino Tardia sono dilaceranti espressioni in bilico tra icona e astrazione. Due mondi compenetranti e riversati ora nel bagliore segnico di un Bacon ora in quel filtro spietato che prende le mosse dai segnali più attenti del realismo.
Altre volte il segno si abbandona all' espressione più genuina, si trasforma in gestualità, in percorso bidimensionale dove il taglio, una ferita interiore, lascia intravedere le immagini di altre realtà esistenziali. Gianfranco Proietti scrive:" Il contatto diretto con Guttuso, il suo carisma intellettuale unito ad una grande pervicacia critica, hanno introdotto il Tardia giovane in quella corrente fervida di ricerca e di libertà, suggerendo i primi accenti talvolta favolistica, talvolta espressionistici oppure emblematici di un mito sereno e disperato insieme. Attorno gli anni '60 l' artista sposa la tesi dell' informale per approdare infine agli esiti della "nuova figurazione" influenzato dalla grande avventura baconiana".

" Oggi la sua maniera di porsi nel flusso quotidiano del mondo, il guardare le figure e movimenti dell' esistenza, rimane motivo di grande partecipazione emotiva. Alberi, persone, diventano protagonisti fino al limite dell' astrazione, dove i ritmi interiori prevalgono sulle apparenze formali, dove il cromatismo divieni metafora. Lino Tardia rimane legato ad un rigoroso idealismo intellettuale, ampiamente documentato nel suo volume dato alla stampa nel '76: " Della committenza e del mercato dell' arte che fa convivere, al di là di ogni sperimentalismo le segrete assonanze tra la sua tensione estetica volta alla trasfigurazione del reale e la complessità della sua ricerca sulla forma".
" In lui, scoperta e meraviglia convergono nell' Eros dell' ispirazione originaria, un Eros di antica discendenza, forse greca prima che siciliana, aperto a tutte le declinazione mitiche e storiche dell' idea del piacere; un sentimento, ignaro della moralità e attraverso il quale l' artista rifiuta ogni compiacimento, vizio e vezzi dell' intellettualismo contemporaneo."
" La pittura per Tardia è l' unico paradigma di vera obiettività, la convalida delle parvenze naturali; queste sono postulate come necessarie ed inalienabili, humus fertilissimo di una imperscrutabile coltivazione dei sensi cui la fantasia trasfiguratrice attinge senza remore o diaframmi con una tale dedizione di disarmare ogni sospetto di programmaticità. Assistiamo in ogni momento ad una rilettura appassionata della memoria e del tempo che è realtà delle forme, nelle sue varie modulazioni e angolazioni fino al riappropriarsi dell' esperienza umana, singolarmente scomparsa nel suo lavoro di passaggio dal realismo all' informale. Tutta l' opera più recente dell' artista sembra vivere per la drammatica e lucida ricerca di accordare le sue diverse forme dell' astrazione e della figurazione, verso il canone formale della struttura ideale e della bellezza e i simboli dell' ambiguo e della realtà, con un sentimento profondo verso la poesia, la dialettica e il mistero del suo profondo.
la forma non è mai precostituita, non è mai " a priori stilistico", ma sorge nel lievitare sensoriale ed intellettuale dell' ispirazione che si muove e si dilata dall' interno di un nucleo vivente, impasto di stimoli e di spinte ideali.

NOTE BIOGRAFICHE

Sue opere sono state esposte in personali nelle principali città ítaliane ed in alcune estere tra le quali figurano Londra, New York, Chicago, Parigi, Houston, Ottawa, Tripoli. Significative, tra le altre, quelle in Italia: Ferrara - Palazzo dei Diamanti; Roma - Nuova Pesa.

Si sono occupati di lui i critici più accreditati, e i maggiori quotidiani italiani ed esteri. E' presente nelle più importanti rassegne d'arte. Nel 1982 - R.A.I. Radio Televisione Italiana " Visti da vicino " programma di Renzo Bertoni con la regia di Franco Marotta.

 

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